Dalla lupara al dark web, l’evoluzione delle mafie

Security Awareness
21 Giugno 2024
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Necessarie misure legislative adeguate ma anche una formazione efficace.

I tempi della lupara, delle azioni violente e dei padrini nascosti nelle campagne sono passati da un pezzo.
Oggi la mafia utilizza altri strumenti per raggiungere i suoi obiettivi, ed è profondamente influenzata dalle dinamiche della globalizzazione e dall’evoluzione delle tecnologie.

Uno dei suoi spazi privilegiati è il deep web dove la criminalità organizzata si muove con grande destrezza.
Insomma, «Le mafie nell’era moderna preferiscono le tastiere alle pistole», anche perché la Rete ha spalancato le porte di infinite possibilità d’azione», facilitando «alle organizzazioni criminali» la connessione delle loro attività con il cybercrime. É diventata una mafia al passo con i tempi, anzi, che cavalca i tempi, sfruttandone l’abbrivio, e che in molti casi è anche più avanti della “cultura” dominante.

Del resto, già Giovanni Falcone, diceva che le mafie «avranno sempre una lunghezza di vantaggio su di noi».

A raccontare l’evoluzione delle mafie è il libro The Dark-Web Side of Mafias. Appalti, crypto e cybercrime. Le mafie adesso: più invisibili e potenti firmato da alcuni studiosi tra cui Antonio Nicaso e Greta Nasi, e pubblicato dall’editore milanese Zolfo con la prefazione di Nicola Gratteri.

La pubblicazione scardina l’idea tradizionale della mafia che per anni è stata protagonista delle cronache più efferate, ma anche di libri e film, e propone un nuovo modello di mafioso, che conosce più lingue e si destreggia con le criptovalute, che vince appalti senza corrompere, che si muove con abilità nel complesso mondo della finanza.

Una rivoluzione che, però, non sembra ancora recepita non solo dall’opinione comune ma neanche dal legislatore che continua a varare – secondo i due autori – leggi obsolete e non idonee a contrastare un fenomeno così complesso, nonostante i numerosi allarmi lanciati nel tempo da magistrati e addetti ai lavori.
Il Procuratore della DDA di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, ad esempio, alla fiera del futuro digitale “We Make Future” di Rimini, nel giugno 2023, avvisò del sorpasso tecnologico che le mafie hanno fatto.

“Le mafie sono avanti – ha detto Lombardo – perché sanno bene che bisogna investire sulle nuove tecnologie non soltanto per comunicare in maniera particolarmente sicura, ma sanno che le nuove tecnologie sono applicate ormai alle transazioni finanziarie, soprattutto su scala internazionale. Sanno che investire sul futuro significa anticipare tutta una serie di tendenze che significa anche programmare le nuove attività criminali dei prossimi anni e quindi sono molto attenti a quelli che sono i processi evolutivi. Sono particolarmente interessate ai nuovi software, sono particolarmente interessate alle comunicazioni crittografate, sanno perfettamente quali sono i rischi e quindi mettono in campo anche tutta una serie di accorgimenti che servono a eludere le investigazioni”. Secondo il magistrato, dunque, è necessaria una trasformazione anche da parte di chi è impegnato nell’azione di contrasto.

Più in generale, come si legge nel libro, a preoccupare è il cambio evolutivo compiuto dalle mafie. La ‘ndrangheta, per esempio, “si è fatta holding criminale: non attacca più frontalmente lo Stato… È una mafia silente e pervasiva che inquina le economie legali, intossicandole con la corruzione e il riciclaggio. Il tempo che viviamo, richiede la massima resilienza delle Forze di polizia, che si devono adattare agli scenari criminali che mutano rapidamente per massimizzare i profitti, approfittando del progresso tecnologico, dalle criptovalute fino al Metaverso”, ha detto il Prefetto Vittorio Rizzi, già Vice Capo della Polizia e Direttore della DCPC.

Anche il Procuratore nazionale Antimafia, Giovanni Melillo, aveva sottolineato la necessità di “tener conto della straordinaria vitalità delle tecniche di elusione di ogni controllo collegata alla capacità, non solo del crimine organizzato mafioso, di dotarsi di tecnologie in grado di preservarne l’impenetrabilità: piattaforme criptate e ricorso al dark web per le ordinarie comunicazioni telematiche, sofisticati sistemi di sorveglianza elettronica delle aree di interesse, ossessiva cura della segretezza di movimenti e comunicazioni dei vertici dei gruppi criminali”.

E, sulla stessa lunghezza d’onda, si era espresso anche il Procuratore Generale di Palermo che auspicò a un rapido intervento legislativo per ottemperare a pericolosi vulnus normativi: “Dobbiamo agire in fretta sul fronte del dark web che stimola la voracità di Cosa Nostra ed è terreno fertile per traffici di armi e trasferimento di criptovalute con dimensioni inquietanti”.

Criticità sul piano giuridico La Dia sottolinea che dalle recenti attività investigative condotte dal Servizio Centrale di polizia giudiziaria, nonché dalle articolazioni territoriali Dia, “è emerso un crescente impiego di cripto telefoni da parte dei soggetti appartenenti a sodalizi di criminalità organizzata di matrice campana, calabrese, siciliana ed anche straniera, segnatamente albanese”.

Da ciò si è resa necessaria la rimodulazione delle indagini “prevedendo attività investigative che siano all’avanguardia e funzionali ad implementare servizi d’intercettazione in grado di decifrare le conversazioni criptate degli indagati”. Una circostanza che ha però posto in rilevo criticità sul piano giuridico, dando vita a un effetto domino che inevitabilmente colpisce anche le attività investigative passate, presenti e future che “devono tener conto di fonti di prova utili condivise dalle Forze di polizia e dalle Autorità giudiziarie, ma che provengono da acquisizioni investigative di altri Paesi dell’UE dove, in tema di comunicazioni criptate, vige una legislazione diversa rispetto al nostro Paese e che per tale motivo, involontariamente, ostacola la raccolta di indizi utili ai fini della colpevolezza della persona sottoposta ad indagini”.

Si tratta dunque di una materia spinosa che si insinua nell’intercapedine del diritto che da un lato vede la “necessità degli Stati Membri di proteggere i propri cittadini da trattamento illecito di dati che possano minare il godimento dei diritti fondamentali; dall’altra, il rispetto della privacy, per scongiurare attività investigative indiscriminate che possano captare anche conversazioni di terzi non utili o non utilizzabili”.

Insomma, la materia è spinosa e complessa e sicuramente per chi è interessato ad approfondirla questo libro offre spunti e conoscenze interessanti.

Non bisogna però fare l’errore di pensare che il tema sia solo oggetto di studio per addetti ai lavori o per le autorità investigative, perché le vittime finali rimangono i cittadini e le aziende, i loro soldi e i loro dati.

Se da una parte, dunque, l’augurio è che le autorità rafforzino i loro strumenti di difesa dall’altra ognuno di noi, soprattutto in quanto parte di un’azienda o di un’organizzazione, dovrebbe fare la sua parte sviluppando maggiore consapevolezza dei possibili risvolti di ogni azione compiuta online.

Questo è possibile solo attraverso un percorso formativo di qualità, che preveda un addestramento continuo modellato sulle più avanzate evoluzioni del mondo cyber. Quest’ultimo, ormai lo sappiamo, è in continua evoluzione e cambiamento e una formazione efficace deve tenere il passo con i rischi quotidiani che tutti corriamo.

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