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Le Fake News più famose ai tempi del Coronavirus

Per proteggerci dalle minacce dei più comuni attacchi informatici, uno dei migliori rimedi è sicuramente quello di tenere costantemente aggiornato un buon sistema antivirus sui nostri dispositivi. Questo strumento infatti ci protegge dai più comuni codici dannosi e malware.

Ma c’è una minaccia dalla quale possiamo proteggerci soltanto grazie a noi stessi: stiamo parlando delle fake news, ovvero informazioni inventate, ingannevoli o distorte in modo strumentale.

L’unico rimedio per non cadere in banali truffe, siano esse virtuali o reali, e non farsi influenzare da informazioni fasulle, è quello di informarsi in modo corretto, su diverse fonti, meglio ancora su quelle istituzionali.

La consapevolezza della portata di ciò che ci succede intorno, e la conoscenza della minaccia stessa, sono infatti i soli rimedi per non abboccare ai truffatori dell’informazione.

Andiamo quindi a scoprire quali sono oggi le più comuni fake news rispetto all’argomento di cui si discute di più in questo periodo: il Coronavirus.

Le fake news sulle origini del virus

Partiamo dalle basi: da quando è cominciata questa crisi sanitaria molte sono state le domande sulle origini del virus.

È stato appurato infine che l’epicentro del contagio è stato la città di Wuhan, nella zona del mercato, dove si fa ampia vendita di animali selvatici vivi e le condizioni igieniche scarseggiano. È quindi un virus nato e trasmesso dagli animali alle persone.

Sul web però sono state molte le ipotesi sulla nascita del Covid-19: come la storia dell’arresto di uno scienziato americano, il Professor Charles Lieber, il quale avrebbe venduto il Coronavirus alla Cina. Effettivamente lo scienziato esiste, ha una cattedra ad Harvard in chimica e chimica biologica ed è stato veramente arrestato per aver negato i suoi rapporti con la Cina, in particolare con l’università di tecnologia di Wuhan.

La fake news in questione, quindi, parte da personaggi e avvenimenti reali, per poi trasformare la reale informazione in una bufala: tra i capi di imputazioni infatti non vi è mai stato quello di traffico di virus, il quale, come abbiamo detto, nasce dal mondo animale e non in laboratorio.

Non parte da personaggi reali, invece, un’altra fantasiosa fake news: quella che imputa la nascita del virus agli alieni, i quali stanno usando il Coronavirus per conquistare il pianeta.

La fake news più appassionante per noi però, è quella che riguarda direttamente un nostro Ministro, diventato la vittima di questo complotto: il virus sarebbe infatti stato inventato da Francia e Stati Uniti per mettere in ginocchio il colosso cinese e, al tempo stesso, punire l’Italia, ed in particolare il leader 5Stelle Luigi Di Maio, per aver stretto il patto economico sulla nuova Via della Seta. 

Il ruolo dei Social

Le principali piattaforme social, consce della loro portata, stanno cercando di contenere la diffusione di fake news ora più che mai, per evitare ulteriore panico oltre a quello che sta già diffondendo il Covid-19.

Vediamo quindi come stanno rispondendo le diverse piattaforme:

  • Facebook ha iniziato a combattere le fake news già da fine gennaio, mettendo in atto la sua politica di rimozione, e anche l’attivazione di un servizio di fact checking (accertamento degli avvenimenti citati e dei dati usati in un testo o in un discorso), nell’ambito dell’iniziativa di co-regolamentazione definita da Agcom per affrontare la sfida della disinformazione sul Coronavirus.
  • Whatsapp ha iniziato una collaborazione con Pagella Politica, sito italiano dedicato interamente al fact checking delle dichiarazioni dei politici, che permetterà agli utenti di WhatsApp di inviare messaggi condivisi sulla piattaforma riguardanti il Covid-19, in modo che il fact checker possa verificarne l’accuratezza.
  • Twitter ha iniziato a verificare gli esperti di medicina e sta cancellando i tweet contenenti fake news, anche quelli provenienti da figure istituzionali.
  • YouTube ha dichiarato che sta provvedendo a cancellare sia i video che diffondono false informazioni sul Coronavirus, come cure miracolose o metodi preventivi, sia i molti video sulle diverse teorie del complotto.
I complotti del Coronavirus e le fake news più famose

Tra tutte le bufale i complotti sono sicuramente i più coinvolgenti, e la trama di alcuni riesce a far dubitare anche i più informati.

Tra le storie, c’è chi dice che sia tutto un gioco di interesse dietro il quale ci sarebbe il cosiddetto protocollo Agenda ID2020, che prevede la diffusione di un vaccino contenente un microchip da iniettare all’intera popolazione per controllarla tramite il 5G, il nuovo standard per la comunicazione mobile.

Altre storie sostengono come il virus serva per bilanciare la sovrappopolazione terreste, altre che sia stata una macchinazione di Bill Gates, ormai padrone dell’OMS in quanto risulta esserne il più grande donatore privato, ed altre ancora che sia un’arma batteriologica segreta di cui la Cina ha perso il controllo.

Tra le più comuni fake news troviamo poi quella che invita a bere acqua calda sopra i 28°per uccidere il virus, quella che invita ad assumere più vitamina C o la Tachipirina per sconfiggerlo o quella che invita a verificare il colore del proprio sangue, in quanto se affetti da Coronavirus risulterebbe più scuro.

Non sono poi mancate fake news a sfondo razziale, in cui si sosteneva come gli extracomunitari fossero immuni al Covid grazie al vaccino contro la Tubercolosi, ne tanto meno fake news su personaggi politici controversi, come la liberazione di leoni nelle strade di Mosca da parte del leder russo Putin per impedire alla popolazione di scendere in strada.

Sempre la Russia è il soggetto di un’altra fake news molto famosa, la quale divulgava come nel paese fosse già presente un farmaco che curasse il Covid e per questo i dati nella Federazione Russa sono molto distanti da quelli europei in termini di contagio.

In questo vortice di disinformazione non sono stati risparmiati neanche i più vulnerabili, come gli anziani, ai quali una falsa circolare dell’INPS comunicava la riduzione del 50% delle pensioni a causa dell’emergenza, o come gli amici a 4 zampe, rispetto ai quali si è registrato un aumento dei casi di abbandono in seguito alla fake news che dichiarava come i nostri animali domestici fossero portatori del virus.

Rimedi e consigli per le fake news da coronavirus

Il grande dilemma che si cela dietro la prevenzione dalle fake news a tema Coronavirus, è che la situazione si complica per il fatto che le certezze rispetto ad alcune tematiche sono ancora in via di sperimentazione e definizione presso la comunità scientifica.

Il consiglio che possiamo dare quindi, oltre al già citato sistema di fact checking, è quello di fare riferimento soltanto ai siti istituzionali, nazionali ed internazionali, quali l’Istituto Superiore di Sanità, il Ministero della Salute e l’Organizzazione Mondiale della Sanità:

  • L’Istituto Superiore di Sanità ha messo a disposizione una pagina dedicata e sempre aggiornata sullo stato dell’influenza stagionale in Italia
  • Il ministero della Salute ha creato una pagina dedicata all’emergenza coronavirus in cui attraverso  una serie domande frequenti è possibile ottenere risposte in merito a tutta una serie di questioni riguardanti il Coronavirus.
  • L’Organizzazione mondiale della Sanità fornisce le informazioni necessarie per tenersi aggiornati sulle aree mondiale più a rischio e sull’evoluzione del virus.
Come arginare le fake news ai tempi dello smart-working

Lo smart-working, sta mettendo sempre più in connessione le vita privata e quella lavorativa, e le fake news possono trasformarsi in un’arma micidiale per il cyber crime. Solo il fattore umano può fare la differenza.

Questo non significa che bisogna diventare esperti di ogni tematica, e in particolare di coronavirus, ma significa che bisogna essere in grado di riconoscere le fake news e i pericoli che possono nascondere.

Per proteggersi, quindi, ogni organizzazione dovrebbe investire proprio sul fattore umano, ed aumentare la consapevolezza del personale non specialistico, sulle diverse tipologie di minacce cyber attraverso percorsi formativi di e-learning a rilascio costante e graduale.

Perchè le minacce provenienti dal cyber crime possono essere arginate solo attraverso delle attività di formazione costante sulla Cyber Security Awareness.