CASE STUDIES
La security awareness al servizio dell’economia circolare
Overview
ReLife Group è un’eccellenza italiana dell’economia circolare e punto di riferimento nazionale nella valorizzazione delle raccolte differenziate, grazie a un modello integrato che copre l’intera filiera del riciclo. Ogni anno trasforma circa 1 milione di tonnellate di rifiuti in nuovi prodotti attraverso quattro divisioni operative dedicate al riciclo e alla produzione di carta e imballaggi in cartone e plastica riciclata.
La sfida
Per ReLife Group, sostenere la crescita e la digitalizzazione dei processi garantendo la massima sicurezza informatica rappresenta una sfida cruciale. In un modello industriale complesso e tecnologicamente avanzato, la cybersecurity è una componente strategica fondamentale per assicurare continuità operativa e protezione del valore aziendale, con il fattore umano come primo livello di difesa.
La soluzione
ReLife ha scelto Cyber Guru per rafforzare la sicurezza informatica, anche in ottica NIS2, coinvolgendo tutto il personale. La piattaforma, basata su awareness, gamification e simulazioni mensili, ha aumentato la consapevolezza del rischio umano, ridotto drasticamente errori di phishing e migliorato concretamente la resilienza aziendale, rendendo la protezione dei dati più efficace e misurabile.
Relife Group e Cyber Guru
In un contesto di crescita continua e forte digitalizzazione dei processi, il Gruppo ReLife ha posto particolare attenzione alla sicurezza informatica, scegliendo di investire nella formazione del personale attraverso la piattaforma Cyber Guru. Ne abbiamo parlato con Irakli Bano, CISO di ReLife Group, che ci ha raccontato l’esperienza dell’azienda.
“Il nostro DNA – spiega Bano – è fare economia circolare, trasformando un rifiuto che non ha più valore e facendolo tornare sullo scaffale come prodotto finito. È un’operazione complessa nella quale la parte tecnologica assume un ruolo determinante e che ci costringe ad essere sempre al passo con i tempi sul fronte della sicurezza.”
Il punto di partenza per la costruzione di una strategia di difesa è stata, per ReLife, la consapevolezza della vulnerabilità umana. “Oggi – dice Bano – circa l’80% degli attacchi nasce da un errore umano. Per far crescere la consapevolezza all’interno dell’azienda abbiamo cercato una piattaforma in grado di formare il personale in modo snello e continuativo formando la giusta consapevolezza, che consideriamo il punto di partenza per ogni tipo di difesa dal cyber crime”. La decisione di affidarsi a Cyber Guru è maturata dopo un’attenta valutazione delle varie soluzioni disponibili sul mercato.
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Il percorso, giunto ormai al quarto anno, ha mostrato benefici significativi già dalla fine del primo anno. Del resto, i numeri parlano chiaro e testimoniano l’efficacia dell’approccio adottato da ReLife. “Inizialmente avevamo una percentuale del 40-50% dei tentativi di phishing andati a buon fine – rivela Bano – oggi arriviamo a un 15% di click senza inserimento di credenziali e un massimo del 5% con inserimento delle credenziali“.
Un cambiamento culturale a tutti i livelli
Il cambiamento più significativo riguarda l’atteggiamento dei dipendenti di fronte alle continue e sempre più raffinate minacce informatiche. “Prima di iniziare il percorso formativo, in pochi erano davvero in grado di intercettare una minaccia. Per fortuna non abbiamo mai avuto incidenti seri ma non mi sarei stupito se alla finta richiesta di bonificare una somma da parte dell’AD di turno, qualcuno avesse dato un seguito. Oggi sono sicuro che questo rischio non c’è più perché il dubbio è diventato il primo elemento da prendere in considerazione e l’attenzione è molto più alta, a tutti i livelli e per tutte le figure aziendali”.
Inoltre, la necessità di una solida cultura della cybersecurity è rafforzata anche dagli obblighi normativi: “Per la nuova normativa NIS2, gestendo i rifiuti, rientriamo nella categoria dei soggetti importanti e dunque siamo obbligati ad essere compliance. Ma in ogni caso, siamo convinti che oggi sia fondamentale creare una vera e propria cultura in sicurezza cyber. Perché, al netto dell’adozione di tutte le possibili misure tecnologiche, che rimangono un punto di partenza, la preparazione del fattore umano è la strada più efficace.”
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